Una Storia di Storie, l’italiano alla Caritas PDF Stampa E-mail
venerdì 14 marzo 2008

Viaggio nei luoghi e tra chi, a Roma, insegna agli immigrati a parlare la nostra lingua.
Di Stefania Bucciarelli e Carolina Drago

Nel bagaglio hanno speranza e bisogno di lavorare. Cercano il futuro che il loro paese non può dargli e sono tanti. 

CaritasTra regolari e irregolari in Italia ci sono quasi 4 milioni di immigrati, pari al 7% dell’intera popolazione del Paese. Di questi, oltre 400.000 si trovano a Roma e dintorni e la città ha il primato di essere vicino a quel 10% di incidenza degli immigrati rispetto alla popolazione residente, il livello soglia oltre il quale si può determinare il caso di attrito con i cittadini.

Un impatto, quello migratorio, che ha già ridisegnato la geografia umana della città sulla base della dislocazione geografica degli immigrati che tendono ad aggregarsi e a fare comunità. Il quartiere umbertino dell’Esquilino è ormai una China Town, mentre nel verde della Cassia da decenni sono filippini, indiani e cingalesi a badare a figli e anziani della buona borghesia romana. Nei quartieri  Casilino, Collatino e Tiburtino  i cittadini romani convivono da anni con maghrebini, senegalesi e slavi.

Roma è frontiera terreste ma anche città di transito. Sono molti gli immigrati che passano di qui prima di trovare altre collocazioni, approfittando anche dell’attitudine mimetica tipica delle grandi città in cui, tra tanta gente, si fa meno caso a chi ha la pelle e un accento diversi. 

In pole position numerica tra i migranti ci sono i rumeni seguiti da filippini, polacchi, ucraini, albanesi, peruviani, quelli del bangladesh e i cinesi.

Da anni Roma si è attrezzata per permettere una dolce integrazione e, a parte i casi di criminalità, più o meno statisticamente fisiologici, i risultati non mancano e la città può vantare, in questo senso, un primato di sicurezza che fa da sottofondo a molte buone pratiche di integrazione riuscita. Nel bagaglio della speranza e delle migliori intenzioni degli immigrati va messo un dizionario di lingua italiana e tempo disponibile per imparare a maneggiare la nuova lingua, per capire e farsi capire, per trovare un alloggio, un medico, soprattutto un lavoro. Seguire uno dei tanti immigrati nella ricerca dell’italiano di base significa cominciare un viaggio che percorre i quartieri di Roma, dal centro alla periferia dove in scuole, parrocchie ed altri spazi volontari e docenti professionisti rappresentano la prima linea dell’integrazione, quel cominciare a capirsi che passa per le parole.

Visitando i Centri Territoriale Permanenti, le sedi Caritas, quelle dei Valdesi, le tante associazioni di volontariato si scopre anche il volto mai troppo noto di tanti cittadini romani che mettono a disposizione tempo, energie e buona volontà per insegnare la nostra lingua agli immigrati che non sono studenti qualsiasi. Non sono in Italia per motivi culturali come i classici studenti stranieri di italiano innamorati della nostra cultura e in grado di garantire una frequenza costante. L’immigrato ha un assetto di vita precario, cambia spesso lavoro ed ha una disponibilità di tempo variabile.

La sfida degli insegnanti è di trovare il metodo più adatto per un target fluido, diversificato ed estremamente mobile, spesso segnato da situazioni in cui l’analfabetismo di base e la pura oralità non permettono di attingere ad alcuno dei metodi classici per l’insegnamento agli stranieri.

La nostra inchiesta esplora i tanti volti dell’insegnamento della lingua italiana agli immigrati a Roma e provincia, territorio con il bacino di utenza più alta tra quelli del nostro Paese, ed evidenzia luci ed ombre di un settore che è ancora in bilico tra vitali e fondamentali spinte volontaristiche e interventi istituzionali, tra metodi elaborati “sul campo” e figli della creatività, e la necessità di strumenti didattici più adatti ad un target in continua crescita.

 

L’italiano della Caritas

 

È probabilmente nella lista delle prime parole utili che l’immigrato impara arrivato a Roma. Sa che in uno dei 40 centri Caritas della capitale può trovare circa 200 operatori professionali e 2200 volontari disposti a venire incontro, come da missione pastorale, ai poveri, ai bisognosi, ai disagiati.

Quando un immigrato arriva in un nuovo paese è tutte queste cose insieme.

Dall’anno della sua fondazione, era il 1971, la Caritas è sempre stata il punto di riferimento dell’accoglienza e un osservatorio straordinario sui mutamenti sociali e sulla nuove forme di emarginazione.

Il dossier immigrazione Caritas/Migrantes pubblicato ogni anno è il documento di consultazione imprescindibile per chiunque voglia farsi un’idea chiara della realtà migratoria in Italia oltre sullo stato dell’integrazione oltre che sull’identikit del volontario italiano che, negli anni, è cambiato.

A studenti e pensionati si sono aggiunti volenterosi di mezza età con una professione stabile che mettono a disposizione tempo e competenze per aiutare chi ha più bisogno.

Due volte l’anno la Caritas romana organizza corsi di formazione per volontari con l’obiettivo di far conoscere la struttura dell’organizzazione ed orientare i volontari stessi verso il settore che più sentono consono: l’amministrazione, la mensa, l’assistenza sanitaria o legale, l’insegnamento.

Dal 1995, da quando cominciò a farsi sentire l’impatto dei flussi migratori nel nostro paese, la Caritas ha attivato un Ufficio Immigrazione, dotato di tre coordinamenti: Asilo, Immigrazione/Integrazione, Tratta esseri umani.

La Caritas italiana partecipa alla Migration Commission di Caritas Europa, al Comitato Italiano per i Diritti dei Migranti sorto per sollecitare da parte dell’Italia la ratifica della Convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, al gruppo nazionale di lavoro per gli alunni stranieri presso il Dipartimento per l’Istruzione del Ministero della Pubblica Istruzione.

Alla Caritas gli immigrati trovano prima di tutto “ascolto”, la disponibilità dei volontari a comprendere ed interpretare le richieste ed i bisogni, ad orientare le persone nella rete dei servizi pubblici e privati (mense, ostelli, ambulatori, centri sanitari, scuole di lingua) per accompagnarli nei primi passi nella società italiana.

In Italia sono attivi circa 3000 centri d’ascolto promossi dalle Caritas diocesane, una rete capillare di accoglienza che svolge un lavoro prezioso.

L’indirizzo giusto per imparare l’italiano è quello di Via delle Zoccolette, nel cuore di Trastevere.

Qui la Caritas ha istituito una Scuola d’italiano per immigrati che è inserita all’interno delle attività del Centro d’Ascolto.

Il primo obiettivo della scuola è quello di rispondere alle esigenze degli immigrati che frequentano questi corsi di lingua, adattando a questo scopo anche la sua organizzazione interna.

La scuola ha iniziato la sua attività nel 1987. Erano i tempi in cui a Roma arrivavano copiosi i profughi etiopi, in fuga dalla guerra.

Negli anni successivi è arrivata la grande ondata migratoria e la scuola si è attrezzata per far fronte ad una domanda crescente, mobilitando i volontari sui corsi di lingua.

 
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