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| Intervista a Piero Badaloni |
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| venerd́ 14 marzo 2008 | |
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Più corsi di italiano su Rai International, parola del direttore Piero Badaloni Di Tiziana Migliaccio
È abbastanza recente la polemica per l’assenza della lingua italiana sul sito della Comunità Europea, che ha celebrato i cinquant’anni dei Trattati di Roma. È un segno di poca considerazione nei confronti della nostra lingua. Come possiamo fare per sponsorizzare la nostra lingua come lingua di comunicazione, come lingua d’uso? L’esclusione dell’italiano dal sito della Comunità Europea è un problema politico. Chi governa deve battersi per far rispettare la nostra lingua. Per quanto riguarda la promozione dell’italiano dobbiamo distinguere tra l’Europa e il resto del mondo. È paradossale che i tre canali di Rai International si vedano nelle due americhe, in Australia, i Asia, in Africa, in Giappone e non si vedano in Europa. Ci auguriamo di raggiungere questo obiettivo presto visto che è alla firma a Palazzo Chigi una convenzione per far sì che Rai International sia visibile anche in Europa. Raggiunto questo obiettivo occorrerà organizzare corsi di conoscenza e aggiornamento sulla lingua italiana come stiamo già facendo sugli altri canali proprio per tener viva la coscienza della nostra lingua. Sportello Italia non ha questo scopo? Sportello Italia serve per aiutare gli italiani all’estero a risolvere i problemi burocratici con la madre patria. Io invece penso a trasmissioni mirate esclusivamente alla conoscenza, apprendimento, valorizzazione e aggiornamento dalla lingua italiana. Ne partirà una che ha il titolo provvisorio di Idioma gentile e sarà condotta da due professionisti come Oreste De Fornari e Gloria De Antoni. Un altro programma per la conoscenza delle parole chiave della lingua italiana è Viva Dante. Questi titoli alludono alla cultura classica? Volutamente, perché la lingua italiana è sinonimo di cultura italiana. La lingua italiana deve diventare non solo lo strumento per parlarsi, ma per mantenere un filo di collegamento con le proprie radici italiane. Non trova che sia riduttivo nei confronti di una lingua come la nostra esaltare i rimandi colti e classici, anziché insistere sul registro moderno, comunicativo? Non pensa che anche per questo l’italiano sia poco considerato come lingua di comunicazione? Una cosa è il problema della lingua italiana nel mondo, altra cosa in Europa, sono due realtà diverse. Gli italiani che vivono al di fuori dell’Europa hanno voglia di mantenere un collegamento con le loro radici attraverso la lingua, e le trasmissioni di cui parlavo prima sono rivolte a colmare questa esigenza. Quindi gli italiani nel mondo vogliono mantenere un contatto con la cultura più che con la lingua italiana? Sì, sono preoccupati che i lori nipoti dimentichino le loro origini, la madrepatria. Il nostro obiettivo primario è far in modo che questo non accada. Sul fronte europeo la situazione è del tutto diversa, perché l’Italia fa parte della Comunità Europea che dovrebbe considerare l’italiano come una lingua prioritaria, insieme al francese, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco. La mancanza della nostra lingua sul sito europeo dei Trattati di Roma è un atto di scortesia istituzionale nei confronti dell’Italia che è uno dei sei paesi fondatori. All’epoca non c’erano gli spagnoli e gli inglesi e all’Inghilterra conviene fare in modo che l’Europa rimanga una grande pizza, che si allarga sempre di più ma diventa sempre più fragile al centro. Questo è un dato emblematico per capire gli equilibri su cui si giocano partite non solo politiche… Questo fatto mi porta anche a riflettere sulle dichiarazioni che fece il Ministro della Difesa Americana Donald Rumsfeld quando, dopo la decisione di entrare in guerra con l’Iraq, parlò in maniera spregiativa di coloro che non volevano seguire gli Stati Uniti, definendoli “vecchia Europa” formata dai francesi e dai tedeschi. La nuova Europa, che Rumsfeld privilegiava, erano gli italiani, gli inglesi e gli spagnoli. Poi gli altri, anche se hanno cambiato linea politica, sono rimasti dentro. All’Italia evidentemente è bastato un cambio di governo per sovvertire le sorti della lingua italiana. Anche la diffusione della nostra cultura dipende da fragili macchinazioni politiche? Vi invito quindi a fare una bella intervista anche al Vice Presidente della Commissione Europea a chiedergli cosa è successo… Nel frattempo chiediamo a lei cosa può fare Rai International Noi manterremo e valorizzeremo la lingua italiana, una battaglia combattuta col palinsesto. Noi non siamo a Bruxelles. Fino a questo momento noi abbiamo parlato di un target costituito da italiani che vivono all’estero. Non dovremo cominciare a pensare di rivolgerci anche ad un pubblico di stranieri che si appassionino all’italiano in quanto lingua? Assolutamente sì, tanto è vero che il nostro programma è un corso base che si rivolge sia a chi rischia di perdere contatto con la lingua, sia a chi vuole crearlo. Un altro aspetto della questione è legato alla diffusione dell’italiano in Italia, presso i non autoctoni. Ci sono scuole qui in Italia la cui maggioranza è straniera. Questa è una responsabilità della scuola, che dovrebbe integrare e organizzare a partire dalle aule. Bisognerebbe considerare l’italiano una lingua politica, istituzionale. La Comunità Europea deve restituire dignità all’italiano, mentre l’Italia al suo interno deve approfittare della lingua come elemento di coesione e di integrazione di una società multietnica, esattamente come l’inglese per tutti coloro che non vivono in Inghilterra. |



Era il 1995 quando la Rai varò la sua direzione International, una rete dedicata alla trasmissione in tutto il mondo del meglio della programmazione delle tre reti Rai, oltre a programmi prodotti per il pubblico degli italiani che vivono all’estero e che mantengono un legame con il loro paese d’origine. Rai International diffonde e promuovere nel mondo la conoscenza della lingua e della cultura italiana, un obiettivo istituzionale che persegue operando in convenzione con la Presidenza del Consiglio. La rete dispone di tre canali televisivi satellitari e di Satelradio, un canale radiofonico. All’indirizzo web